La memoria tende ad impastare i ricordi, a trasformare l’immagine definita di un luogo o di momento in una forma offuscata, in pura impressione emozionale, intangibile, eppure potentissima. La nostalgia, quale dolore e insieme desiderio di tornare a vivere un luogo familiare lontano, è diventato lo strumento di ricerca del progetto.

Le forme di superfici domestiche e pubbliche, oggetti sacri e strumenti della quotidianità appartenenti al passato e alla tradizione, sono state impresse e restituite all’esperienza presente.

Queste forme, custodite da un materiale plastico, sono però in negativo, mancanti della reale fisicità dei corpi da cui derivano. Raccontano lo spopolamento del centro storico di Atena Lucana, avvenuto in seguito al terremoto del 1980, e la perdita di quella dimensione di paese. Raccontano la trasformazione degli oggetti, abitudini e tradizioni che una comunità produce e condivide. Cercano di far riemergere un passato culturale altrimenti inaccessibile, pur mantenendo l’impossibilità a riviverlo appieno.

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