Le piccole storie, quelle intime o familiari, così come i ricordi e i racconti orali, sono tra le narrazioni più difficili da preservare, ma anche le più preziose da riportare alla luce. Estratti dall’ambito personale, possono trasformarsi in racconti collettivi e universali.

E ti dicevano le cose così sono diciassette federe che partono da un racconto, passano per un disegno e arrivano a una serie di ricami realizzati dal 2023 ad oggi da un folto gruppo di ricamatrici di Atena Lucana e non, che si è allargato lungo il tempo della residenza.

L’espressione “E ti dicevano le cose (un po’) così” risuona nei racconti del lavoro, perché come spesso accade, gli avvenimenti vengono raccontati un po’ a metà, o perché non si vuol far capire troppo, o perché non si conosce abbastanza, oppure perché si pensa che certe vicende non valgano troppo spazio. I racconti raffigurati arrivano da alcuni abitanti di Atena Lucana che hanno lasciato tracce verbali di vissuti personali e non, riempiendo di senso e valore le cornici dei disegni. L’ elaborazione è avvenuta come una reazione a catena: dal primo racconto si sono ampliati dettagli e versioni diverse della stessa storia, aggrovigliando la matassa con nuove narrazioni e trovando collegamenti collaterali con altri racconti. I tessuti narrativi finali, ispirati alla più vasta tradizione dei patchwork come le Molas degli indios Kuna, le arpilleras del Sud America e i tessuti Hmong del Sud-est asiatico, si fondono a quella del corredo tradizionale italiano nella forma della federa.

La pratica di questa ricerca unisce il racconto orale e la documentazione fotografica che diventa un contenitore di materiale visivo del racconto, disegnato e poi ricamato sulla stoffa. I punti del ricamo diventano segno narrativo e reggono la struttura del disegno, che lega i tessuti fra loro valorizzandone le trame decorative. Come ogni linguaggio, anche il ricamo è una grammatica visiva, trasmessa di generazione in generazione anche attraverso pratiche come la realizzazione del corredo. A lungo associato all’ambito domestico e a una visione tradizionale del ruolo femminile, il ricamo conserva un sapere manuale e simbolico che continua a esistere attraverso la pratica e la trasmissione. La sua preparazione può essere letta non solo come pratica d’uso, ma anche come luogo di passaggio di gesti, competenze e affetti familiari. 

Atena, come molti piccoli centri, preserva ancora queste conoscenze, anche se utilizzate maggiormente in ambito privato.

I materiali fotografici e di scrittura sono stati sottoposti a interventi di censura per preservare la riservatezza dei protagonisti dei racconti.

Dedicato a Giuseppina Falce, una forestiera come a me!

Ringrazio Maria Antonietta Colangelo, Maria Teresa Renzo, Colomba Langone, Maria Lacerra, Anna Maria Volpe, Rosaria Parrella, Assunta Grano, Rosa Padovano, Assunta Vignola, Carmela Di Santi, Antonietta Camerota, Felicetta Chechile, Anna Curto, Ada Paolino e Chiara Solimene, per le stoffe, i ricami, i caffè, le confidenze, la pazienza, l’affetto e il tempo, senza di loro questo lavoro non esisterebbe. Inoltre ringrazio mia madre Filomena Bruno e mia nonna Annunziata Roselli, per l’enorme eredità del corredo, che ha fatto da pagina bianca ai racconti e allestisce questo letto.

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