Non seguite le luci, già nel titolo, chiede di non orientarsi verso evidenze rassicuranti e letture del paesaggio pacificate, di non legarsi ad appartenenze ridotte a identità o a traiettorie che promettono conoscenza senza attrito. Il progetto si muove verso una critica del paesaggio come fondale e della geografia come rappresentazione del controllo e del potere. Da questo assunto nascono nuove domande: è possibile produrre una controcartografia sensibile, tradurla in una superficie senza indicazioni, e invitare l’osservatore, come nuovo partecipante, alla ricerca di una propria distanza? Può lo spazio della mostra, accogliendo il risultato di una ricerca, diventare il luogo in cui continuare a produrre interferenze?
In questa prospettiva, riconoscere nei margini una vitalità che sfugge alla pianificazione e in un albero, non una forma isolata, ma la somma degli sguardi che lo attraversano, significa credere ancora nella possibilità di prendere una matita e disegnare il mondo.




























