Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia di Eco, una ninfa delle montagne condannata da Giunone a usare solo le ultime parole che le vengono rivolte. Si innamorò di Narciso che, infastidito per il verso che le faceva, se ne andò lasciandola sola. La ninfa si mise a piangere fino a prosciugarsi, al che ne rimase solo la voce che riecheggia tra le montagne. Narciso invece venne consumato dal desiderio di sé, dopo aver visto la propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua.
Il mito tratta il tema del riflesso, sonoro per quanto riguarda Eco, visivo per Narciso. Il pozzo è in grado di dare origine a entrambi questi fenomeni: l’eco, dovuta alla sua profondità che permette al suono di riverberarsi, e il riflesso, dovuto all’acqua al suo interno.
Partendo da queste suggestioni, il lavoro sviluppa il tema dell’eco da un punto di vista visivo, ricreando la ripetizione e l’affievolimento del fenomeno. Il lavoro, attraverso delle serie in cui la luce è protagonista, indaga le profondità dei pozzi e aiuta a rivelare cosa è nascosto sul fondo, sotto lo specchio dell’acqua.
Carbone bianco, termine utilizzato da Franceso Saverio Nitti per sottolineare l’importanza dell’acqua sul territorio italiano dal punto di vista energetico, evoca un’immagine ossimorica, il tentativo di schiarire ciò che è scuro e inaccessibile.






















