L’intervento prende avvio da un processo di catalogazione e documentazione degli alberi da frutto presenti sul territorio, costruendo un vero e proprio archivio visivo della fertilità e del tempo.
Elemento centrale è l’incontro tra due saperi innestatori appartenenti a generazioni e luoghi diversi: quello del padre dell’artista, proveniente dalle Marche, e quello di Salvatore, anziano innestatore di Atena Lucana. Il dialogo fra queste due figure ha reso possibile un trasferimento di conoscenze che va oltre la tecnica, creando uno spazio di confronto sul senso dell’eredità e della continuità.
La scultura realizzata con talee degli alberi locali innestate su un tronco portato dall’Adriatico – costruito con rami abbandonati dal mare – si configura come esito tangibile di questo scambio: un corpo nuovo e vitale che tiene insieme origini distanti.
Il progetto comprende la realizzazione di innesti reali tra ulivi marchigiani e ulivi lucani, lasciando sul territorio un segno vivo, destinato a crescere autonomamente. L’innesto diventa così una metafora generativa di incontro e continuità, tra ciò che è familiare e ciò che è straniero. Si fa poroso il confine tra gesto agricolo e gesto artistico, invitando a riflettere sul paesaggio come costruzione culturale in cui si intrecciano memorie, relazioni e identità collettive.




































