Il progetto esplora il rapporto tra naturale e artificiale, tra origine e interferenza, rivelando la superficie viva della grotta, dove i confini si dissolvono in una complessità ambigua e in continua trasformazione.

Nelle profondità delle grotte di Pertosa-Auletta, tutto sembra muoversi con la lentezza del tempo geologico. La grotta – luogo in cui la luce non penetra mai e il tempo si deposita in strati – conserva tracce geologiche, biologiche e climatiche: un archivio naturale delle interazioni tra materia e oscurità. Per millenni ha mantenuto un equilibrio fragile, modellato da umidità, temperatura costante e assenza di luce. 

L’ingresso umano ha lentamente alterato questo equilibrio. L’illuminazione artificiale, la frequentazione costante e la presenza corporea – portatrice di spore, polveri e microrganismi – hanno innescato nuovi processi biologici, trasformando l’ecosistema ipogeo in uno spazio di mutazione irreversibile.

In questo scenario, le muffe emergono come protagoniste, espandendosi sulle pareti con nuove forme e colori. Le superfici rocciose sono state analizzate fotograficamente e osservate al microscopio digitale, rivelando strutture e aggregazioni invisibili a occhio nudo. Parallelamente, campioni di muffa sono stati raccolti e lasciati sviluppare in condizioni controllate per estrarne pigmenti naturali da utilizzare come colore. 

Questa sperimentazione traduce l’osservazione scientifica in linguaggio visivo, dando origine a studi, segni e composizioni ispirate alle forme rilevate.

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