Sono stati utilizzati due linguaggi visivi principali che si uniscono tra di loro formando un’unica narrazione. Da un lato, le fotografie realizzate con fototrappole collocate nel paesaggio ateniese con l’aiuto di un cacciatore locale: scatti che mostrano l’animale vivo, ma già individuato, seguito, in qualche modo “posseduto”. Dall’altro, una serie di immagini realizzate al Museo Naturalistico degli Alburni a Corleto Monforte, dove corpi imbalsamati si offrono a una rappresentazione statica e definitiva: creature che, pur conservando l’apparenza della vita, sono ridotte a oggetti di osservazione e catalogazione, con posture e forme imposte dall’uomo.
Il lavoro è accompagnato da due interviste: una al cacciatore di cinghiali, l’altra al Dott. Camillo Pignataro, proprietario della collezione museale. Le loro voci restituiscono prospettive diverse sul modo in cui l’uomo interpreta, controlla e racconta l’animale.
Keep Your Trap Shut diventa così un’indagine visiva e concettuale sul fragile confine tra rispetto e dominio, tra incontro e appropriazione, invitando a ripensare il modo in cui costruiamo l’immagine degli altri esseri viventi.