Il progetto propone una lettura sistemica del territorio, in cui l’infrastruttura non è sfondo ma soggetto. La sua presenza — spesso silenziosa o ignorata — diventa la chiave per comprendere la forma, le dinamiche e i limiti di fruizione, sfruttamento o trasformazione dello spazio.

Dalla documentazione di un un percorso lineare nel Vallo di Diano, tra Atena Lucana e la centrale idroelettrica di Pertosa, è partito questo progetto. Seguendo strade locali, il fiume Tanagro, la ferrovia dismessa, il bacino artificiale della centrale e infine la sua condotta forzata, il tragitto si muove tra dislivelli e accompagna il flusso dell’acqua. 

Durante il percorso sono state osservate infrastrutture, risorse e intersezioni che strutturano questo territorio e ne condizionano l’accessibilità, l’uso e la percezione. L’infrastruttura è il primo livello di incontro tra l’uomo e un luogo: strade, sentieri, ponti, canali e ferrovie non solo definiscono le possibilità di movimento, ma influenzano profondamente il modo in cui uno spazio può essere vissuto. Insieme a altre modifiche morfologiche prodotte dall’azione umana, le infrastrutture determinano il grado di libertà e le traiettorie con cui si attraversa un territorio, nonché il suo livello di sfruttamento. 

Il titolo rimanda a un sistema capillare ed interconnesso, dove ogni elemento infrastrutturale fa parte di una rete. Queste strutture si integrano o si sovrappongono al territorio naturale e la vegetazione si inserisce nei vuoti e negli interstizi del costruito.

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