La necessità di testimoniare l’intreccio profondo dei fenomeni complementari – vita e morte, superficie e abisso, forme concave e forme convesse, tempi cosmici e tempi biologici – ha ispirato questo lavoro. Attraverso un percorso che si muove tra cielo e terra, tra buio e luce, tra forme monumentali e dettagli intimi, il progetto esplora quella “danza non macabra ma vitale dello scambio di visioni, di notizie, di moti” di ogni ecosistema, evocata da Chandra Candiani.
In questo senso la creazione non è un evento unico e concluso, ma un processo continuo e stratificato che avviene su scale temporali diverse: dal cosmico al geologico, dal biologico all’antropico. Avvicinandosi alla complessità del nascere-vivere-morire-trasformarsi e inoltrarsi nella sconosciutezza, ci si sente lontani dal mondo, ma vicinissimi al pianeta e al cielo.
Le fotografie sono meditazioni sulla legge dell’impermanenza e sulla reciprocità degli opposti, nello sforzo di assaporare la morte oltre il suo nome, di vivere il buio come fosse luce e incontrare tracce celesti nel nero della grotta. Accogliere il negativo, non esiliarlo ma incorporarlo come parte di un’interezza.
















