Si osserva una stratificazione continua, in cui il tempo stesso copre gli attimi precedenti, sedimentandosi come le formazioni rocciose che stanno davanti agli occhi, come un’antica città che vive nella roccia, dimenticando di essere montagna. Lungo il cammino compare un intruso, una costante silenziosa: un cipresso in cima al paese. Diventa oggetto di studio e poi protagonista, in un girargli attorno come in una danza in cui, dopo ogni evoluzione, ci si avvicina alla sua forma, sino ad accoglierla e a renderla un ponte tra la distanza dell’autore e l’indagine, di cui il cipresso si fa simbolo.
La scelta di un supporto di grande formato nella fase di realizzazione e di una carta ai sali d’argento nella fase di stampa concede al progetto una natura organica e materica, a dimensione d’uomo, e produce una forma che si evolve tra memoria e luce: un’immagine che vive fino a raggiungere un proprio peso, una propria esistenza.




















