Poi, quando è crollata, per due o tre settimane le persone si sono recate a vederla
— Noemi Civiero

La quercia Roverella di Brienza (PZ), albero secolare e caratteristico della flora locale, è diventata un monumento per la comunità della zona nonché meta di pellegrinaggio.

Si stima avesse fra i 600 e i 1000 anni di vita: quando un recente incendio la danneggiò, si tentò di salvarla cementandone il tronco. Il crollo, poi, di uno dei rami laterali ne minacciò la stabilità, fino a che non crollò definitivamente nell’agosto 2020. Da allora il suo fusto e la sua chioma non sono stati rimossi ma giacciono a terra accanto alla base del tronco ancora in piedi, testimoni del legame sociale che c’è tuttora con la quercia.

Lo stesso tronco è riprodotto attraverso una tecnica di rilievo normalmente usata nell’ambito della conservazione e documentazione del patrimonio culturale.

Il lavoro ne racconta, infine, la duplice essenza di bene culturale e totem: monumento naturale deperibile e precario, divenuto oggetto commemorativo e onorario.